La Leggenda

una storia che tutti i genitori raccontano ai bambini prima o poi.

È una storia che tutti i genitori raccontano ai bambini prima o poi. Dicono:
«Sai, da piccolo sono stato a Castelmonte. Adesso ti porto a vedere “el Diàul”». Si monta in macchina, si allaccia la cintura... «Allora, papà, me la racconti?». Non è ora: la prima puntata parte dal “puìnt del Diàul” [Ponte del Diavolo] di Cividale che, con i suoi archi, sembra un ragnone dalle zampe lunghe. Eccoci, possiamo cominciare.
«Un giorno il diavolo sfidò la Madonna. Le si mise di fronte e propose: “Vediamo chi arriva per primo sulla cima di Castelmonte. Chi vince avrà la città di Cividale”. La Madonna accettò la sfida e volarono via da questo ponte...». E qui bisogna che il narratore si interrompa, nonostante le proteste dei bambini.
Si riprende dopo qualche chilometro, a metà della salita al Santuario, in una località chiamata “Portici” davanti a un sasso con una strana impronta. «La Madonna volò rapida in alto. Si appoggiò solo una volta a metà monte su questo sasso che porta il segno del suo piede». «E il Diavolo?». «Anche lui spiccò il volo...».
Bambini, dovete aver pazienza: la terza puntata si racconta al Santuario, scendendo dritti dritti nella cripta dove un arcangelo Michele di legno schiaccia un diavolo così nero e cattivo - mezzo vampiro e mezzo pipistrello - da suscitare quasi simpatia. «...Anche il Diavolo salì velocemente, ma all’atterraggio trovò la Madonna che era già arrivata e stava ad aspettarlo.
Sconfitto, andò a sprofondarsi nell’inferno aprendo la voragine chiamata “bùse del Diàul” [buco del Diavolo], che ancora oggi si può vedere sul vicino monte Spich».
I bambini non fanno più domande e osservano il povero demonio...
I grandi sanno che, probabilmente, questa leggenda è nata dagli spaventi provocati dalle invasioni barbariche, quando le orde passavano veloci, seminando danni e terrore. È una storia rassicurante: i buoni che abitavano qui hanno vinto, e qui sono rimasti. Con la semplicità di questa storia i genitori trasmettono ai loro figli il desiderio di credere nel bene che ora sperimentano e li preparano a lottare per difenderlo nei momenti difficili della vita.


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